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Persone che esprimono il proprio pensiero sull'artista - Sito Ufficiale di Pino Procopio

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La critica
Procopio è un pittore spiritoso, allegro, divertente. È un fine umorista, sia come pittore che come scrittore (forse anche come architetto, essendo egli laureato in architettura). È ironico e autoironico. Scrive di sé, parlando in terza persona, come Giulio Cesare: ‘Pino Procopio nasce a Guardavalle (CZ) il 16 giugno del 1954’, lo stesso anno che vede i natali della televisione, ma, a differenza di questa, egli nasce già a colori. Finita la terza elementare, decide di parlare il meno possibile. Alle scuole medie viene punito per aver realizzato una serie di disegni erotici.

Durante una giornata di forte vento, mentre attraversa Piazza del Popolo a Roma, un foglio con il suo indirizzo e numero telefonico, carambolando sull'obelisco va ad appiccicarsi sugli occhi di una gallerista romana. Durante la permanenza nella capitale, frequenta le varie gallerie e fa la conoscenza di molti artisti veri, ma anche finti, questi ultimi riconoscibili dall'abbigliamento. Scrive due poesie, la prima dedicata ad un maestro di vita, l'altra al profondo mare di Calabria, delle quali ci risparmia, gentilmente, la pubblicazione. Durante una giornata di marzo sposa una ragazza che il giorno prima aveva salutato da un treno in transito". Una pagina degna di Achille Campanile. È raro il dono che consente di prendere in giro anche se stessi. Nemmeno Flaiano, l'ironista principe dell'Italia del dopoguerra, lo possedeva. "L'insuccesso gli ha dato alla testa", disse Maccari vedendolo tutto pimpante dopo il fiasco di Un marziano a Roma, messo in scena a Milano da Gassman. Sebbene amici fraterni da tempo immemorabile, Flaiano non gli parlò per un anno.

Ma Procopio è meno Grosso di Maccari, che in realtà non lo era molto neppure lui, quel toscanaccio, quel "maledetto toscano" che traeva la sua graffiante comicità dall'arte popolare italiana, come notava Roberto Longhi. Anzi, Procopio non lo è affatto, non ha nulla di grigio, greve, germanico, ma è mediterraneo, luminoso, solare, festoso, colorato, un'esplosione di colori forti, squillanti. Né, ha a spartire qualcosa con Botero, che appartiene ad un'altra area geografica, a un altro orizzonte mentale, a un altro tenore espressivo. Forse neppure con Henri Rousseau, il sognatore del ritorno all'Eden, amato, per contrasto, da Picasso. Procopio è soprattutto italiano, un italiano del Sud approdato e formatosi nella capitale, nella Roma della Dolce Vita. Ha un talento felliniano, un estro caricaturale che ricorda la scuola del "Marc Aurelio", nella quale aveva appreso il mestiere l'autore di Lo sceicco bianco. Gli basta un minimo segno, un rapido colpo di pennello, per deformare un viso o un corpo e renderlo esilarante. Come faceva Maccari.

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